Francesca è molto intelligente. Ha conseguito due lauree e un master, ha un buon lavoro, fa carriera velocemente. È l’icona della donna indipendente. Sembrerebbe che la sua vita professionale sia piena di successo e che lei abbia realizzato il suo sogno.

Il problema, però, è che questi non sono mai stati i suoi sogni!

In realtà Francesca torna sempre a casa stanca e vuota di energie. Le dà fastidio tutto, anche i suoi cari. Non sopporta che ogni responsabilità pesi sulle sue spalle e che lei non trovi mai del tempo per se stessa.

Francesca non ama ciò che fa e si sente ingabbiata. Si sveglia ogni mattina pensando al weekend, alle vacanze, alle feste e ai ponti. Nel suo cuore si presenta sempre di più la voglia di fare un altro tipo di lavoro, di fare qualcosa che le dia un senso di libertà, di soddisfazione, di realizzazione.
Ma in qualche modo scappa da questi desideri profondi e non si ferma mai a dare un’occhiata da vicino a ciò che sente.

In fondo le piace essere responsabile e ama sentirsi al sicuro. Ma questo la porta a tenersi il lavoro che fa e in cui ha ottenuto già così tanto.

C’è qualcosa che non va con Francesca? Nonostante il suo successo professionale e la sicurezza economica, può dire di vivere una vita piena?

NO! Francesca porta dentro una ferita. Si tratta di una parte di lei, che quando era bambina le ha fatto credere che si deve sempre guardare avanti, che ci si deve sacrificare, che si deve lottare ed essere forti, perché solo questo ci può garantire la sopravvivenza.

Francesca da bambina ha guardato la mamma completamente dipendente dal papà. Ha visto una mamma che sognava un’altra vita, che si sentiva sfruttata, impotente e poco realizzata nella sua relazione.

E riflettendoci sarebbe potuto essere anche il contrario, ma non sarebbe cambiato gran che: la mamma di Francesca avrebbe potuto essere una donna di successo, che con la sua forza sottolineava che una vera donna deve contare solo su se stessa (magari anche dopo un divorzio doloroso). Un mamma rigida, poco dolce, poco sensibile, apparentemente forte, indipendente dagli uomini ai quali cui non riesce a donare la sua apertura femminile e la sua fiducia.

È una mamma molto ferita anche lei.

E così Francesca – e soprattutto una parte di lei, la sua bambina interiore – finisce per credere che la vita non sia un’avventura, non sia un gioco o un divertimento ma una battaglia continua da prendere molto sul serio.

Crede anche che bisogna essere forti e attira nella sua realtà solo uomini deboli, quelli che secondo lei approfittano del suo successo e della sua stabilità economica. Non capisce perché succede e nelle profondità della sua anima, desidera trovare qualcuno su cui contare, per liberare finalmente la sua femminilità.

Francesca ha imparato a sopravvivere immersa in questa poco matura energia maschile, ha contato sul controllo e sulla autostima che viene dall’esterno. Ha chiuso in un armadio la sua donna interiore e la sua bambina. Così ha rimosso la leggerezza, il flusso, la fiducia, la creatività e si è chiusa alla sua femminilità.

Nel profondo desidera fidarsi nella vita, smettere di essere preoccupata delle sue finanze, del futuro, della stabilità e di lasciarsi andare a ciò che desidera il suo cuore ferito, l’unico che cerca la sua verità.

Insieme a Valeria e Anna, Francesca sopravvive nell’ombra di ferite materne sconosciute e non ancora guarite.

Le loro facce le vediamo ogni giorno sui social, per strada, in famiglia… pensierose, con un viso che, nonostante il sorriso, lascia passare tristezza e impotenza.

Anche io una volta ero come loro… e neanche mi accorgevo di essere lontana da me.

La mia anima aspettava con estrema calma e pazienza che io fossi pronta per guardare nei miei angoli più bui, che fossi matura abbastanza da affrontare le mie paure e creare un genitore interiore amorevole che si prendesse finalmente cura della mia bambina interna.

Beh, sono cresciuta.

Se anche oggi il tuo cuore ospita un desiderio, se avverti un vuoto dentro e senti che ti manchi qualcosa, non voltare la testa dall’altra parte… armati di coraggio e dai un’occhiata al luogo nascosto in cui la tua ferita è ancora viva.

Lì troverai ad aspettarti una piccola TE.

Se senti che anche tu hai qualcosa da guarire, se senti che non vuoi vivere più come hai vissuto fino a oggi…

Se Ti ritrovi nella situazione di Francesca, direi – benissimo!

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Daga & Diego
Daga & Diego

'Se la bacchetta magica non esiste, crea consapevolmente una vita magica!' Contact me: Ispirazionegioia@gmail.com

    1 Response to "Study case di Francesca: „Sono una donna forte”"

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