Ognuno di noi porta in sé le sue feriti infantili, nate in questo delicatissimo periodo della nostra vita. Si tratta di antiche cicatrici legate a tantissime circostanze ed eventi accaduti proprio quando ci sentivamo più vulnerabili.

È un processo che interessa entrambi i genitori, utile sia per le donne che per gli uomini.

Nella maggior parte dei casi, però, le situazioni che ci hanno segnato di più riguardano la nostra mamma. È per questo che spesso si inizia il lavoro interiore proprio da lei.

 

Le Ferite Materne portano con sé il dolore di “essere donna” delle nostre mamme – trasmesso di generazione in generazione – e includono un meccanismo disfunzionale di protezione che ha lo scopo di equilibrare e compensare proprio questo dolore. Per questo:

 

  • ci paragoniamo à non ci sentiamo mai abbastanza
  • ci vergogniamo e avvertiamo costantemente quella sensazione che dentro di noi ci sia qualcosa che non va
  • ci sentiamo deboli e senza forze e tendiamo a essere sempre giù di morale per attirare l’attenzione
  • avvertiamo un continuo senso di colpa perché, nelle profondità, desideriamo qualcosa di più dalla vita. E questo ci impedisce di provare gratitudine per ciò che abbiamo già.

 

Oggi si parla tantissimo di Perdono e di Accettazione

Concetti molto nobili che, se praticati sulla base di un sottile senso del dovere e senza aver prima aperto il cuore al dolore infantile, diventano una via di fuga, un modo per nascondere ciò che dovrebbe venire fuori spontaneamente, in maniera consapevole…

Nella nostra vita e anche nelle esperienze con le persone che sosteniamo nel meraviglioso viaggio di ritorno a casa – affrontiamo spesso la tendenza a sminuire il dolore infantile o a rimuoverlo del tutto.

Le persone prima parlano a cuore aperto dei loro traumi e delle infanzie difficili. Poi alla domanda: “credi in te? Quanto è alta la tua autostima?” rispondono frettolosamente:

“altissima! Mi reputo una persona di grande valore!”.

In realtà, però, stanno solo nascondendo la polvere sotto il tappeto, stanno scappando da ciò che gli sembra difficile da affrontare e da risolvere e si vergognano di averlo vissuto e interpretato così.

Spesso si rifugiano in concetti spirituali che usano come panacee per il loro dolore. Ma a lungo andare si rendono conto che, in effetti, fuggire non li porta da nessuna parte. Di sicuro non li conduce all’amore, alla libertà e alla serenità che desiderano da sempre.

Non diciamo che sia necessario concentrarsi per anni o mesi ad analizzare la propria infanzia, affatto! Siamo due persone pragmatiche e dedichiamo a ogni cosa non più del tempo necessario. In questo caso è sufficiente qualche settimana.

Quando inizierai in maniera consapevole a capire, a riconoscere e a sciogliere le ferite infantili – il tuo cuore automaticamente si aprirà e inizierà a riempirsi di pace, di saggezza e di fiducia in te stessa.

Ma come riconoscere le ferite infantili?

Oggi ti proponiamo qualche domanda di apertura.

Se ti impegni con tutta la sincerità che riesci a trovare, potrai farne tesoro e scoprire qualcosa in più su chi sei e sul perché sperimenti ciò che apparentemente non vuoi.

Ti suggeriamo di passare qualche minuto da sola con te stessa, con un foglio di carta e una penna.

Non avere fretta, non ti aspettare nulla… apriti soltanto a qualsiasi cosa arrivi, ancora prima di iniziare a leggere le domande…

Ricorda che se non senti nulla, oppure se avverti un fastidio o provi emozioni come rabbia o tristezza, significa che dentro di te sta succedendo qualcosa di importante. Non lo devi capire. Accettalo solo come un segnale.

Se non sai cosa scrivere, non importa. Scrivi qualsiasi cosa ti venga in mente… descrivi tutto ciò che senti, anche solo: “sento che è un esercizio stupido ma lo scrivo lo stesso anche se so che non cambierà nulla…”

In questo modo ti stai dando un’opportunità per scoprire cosa inizierà a venire fuori nel processo della scrittura liberatoria

Ecco le domande di oggi:

  1. Quando eri piccola le tue emozioni venivano prese sul serio? Se dicevi di sentirti triste ti ascoltavano e ti aiutavano a comprendere le ragioni di quel tuo stato d’animo o negavano ciò che sentivi? Ti è mai capitato di sentire frasi del tipo: “non esagerare, non c’è bisogno di essere triste e arrabbiata, i bimbi grandi non piangono, ecc.”?
  1. Le tue sensazioni fisiche venivano rispettate? Quando eri sazia ti correvano dietro per costringerti a mangiare un po’ di più? Quando qualcosa non ti piaceva ti dicevano di mangiarla perché è sana e fa bene? Quando sentivi caldo ti dicevano di non togliere la giacca perché faceva freddo? Quando non avevi sonno ti mandavano a letto comunque?
  1. Come avrai notato le tue sensazioni naturali venivano in qualche modo frenate. Ricordi quale tipo di emozioni era predominante in quel periodo? Come sei riuscita a superarle? Quali erano le tue strategie “di sopravvivenza” (magari mangiare dolci, giocare ai videogiochi, isolarti davanti alla TV, chiuderti in camera tua)? Riuscivi a esprimere liberamente le tue emozioni (soprattutto quelle negative)? E se non potevi, cosa facevi per scaricarti?

Ti chiediamo di commentare questo articolo o di farci le tue domande se c’è qualcosa che non comprendi bene o che vorresti approfondire. Magari vuoi condividere la Tua esperienza – coraggio! Ecco il posto giusto per farlo adesso.

Le domande che hai appena letto sono abbastanza forti e possono aprire qualcosa che brama di uscire… nel processo La CHIAVE della GIOIA, proprio grazie a sagge domande come queste, arriviamo fino alla fonte della Tua RESISTENZA… e poi, sempre con più leggerezza, la sciogliamo…

Con amore,

Daga&Diego

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Daga & Diego
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'Se la bacchetta magica non esiste, crea consapevolmente una vita magica!' Contact me: Ispirazionegioia@gmail.com

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