Mi sarà capitato centinaia di volte. Ma che dico centinaia: migliaia di volte! Mi è capitato per la maggior parte della mia vita, almeno per i primi 33 anni. Alcune cose cambiano in modo impercettibile o comunque indolore. Ma per certi cambiamenti ci vuole proprio uno “Sbattimuro”, come lo chiamo io. Nel mio caso dovevo davvero sbattere la testa contro il muro con molta forza, e finire letteralmente in ospedale, per potere finalmente sentire quell’altra voce che c’è dentro di me. Una voce che aveva parlato per tutto quel tempo senza che però io mi fermassi ad ascoltarla. Era la voce di un detective, una specie di Sherlock Holmes… mi faceva migliaia di domande, un vero e proprio interrogatorio! E io mi sentivo come in un Commissariato di Polizia, sotto la pressione di un terzo grado, ma allo stesso tempo… mi sentivo molto bene.

Questa voce mi domandava:

Da dove provengono certi miei comportamenti, soprattutto quelli veramente indesiderati?

Perché decido di fare una cosa e poi invece ne faccio un’altra?

Perché la pigrizia vince spesso su tutti i miei migliori propositi?

Perché voglio qualcosa e poi non faccio niente per ottenerla?

Perché a volte dico cose che non avrei mai voluto dire e subito dopo annego nei sensi di colpa?

Perché a volte agisco in modi che non dovrei facendo solo un mucchio di stupidaggini?

Perché distruggo le cose che per me hanno valore?

Perché litigo se invece voglio essere felice?

Perché non mi fido?

Perché non ho pazienza?

Perché ho paura e che cos’è che temo davvero?

Perché do sempre la colpa agli altri?

Le conosci queste domande, vero? Ogni tanto senti anche tu questa voce, la sentiamo tutti! Anche se sono davvero rare le volte che ci facciamo caso o che, addirittura, rispondiamo. Questo succede perché – udite udite – non è l’unica voce dentro di noi. Sull’altra spalla, come il diavoletto dei fumetti, c’è un secondo punto di vista, che non vuole che ci fermiamo neanche per un attimo. Questa seconda voce arriva un secondo dopo che la prima ha posto la domanda. Arriva e fa strillare un campanello rumorosissimo, distraendoti e salvandoti, secondo lei, dal rispondere a questo terribile Terzo Grado. Si comporta come il tuo pitbull personale e ti protegge da qualsiasi fatica, anche se, se ci fai caso, tutte le domande che ti ho elencato poche righe fa provengono da te stessa…

A 33 anni ho iniziato a osservare me stessa e ascoltare questa nuova voce. Chi era? Che cosa voleva?

Umm… – pensavo – magari vale la pena, per una volta, provare a dargli retta… Cosa può succedermi di male?

Rimasta in ospedale per un mese intero, ho avuto tanto tempo per ascoltare le domande del mio consigliere interiore, ma non a tutti succede di sbattere contro il muro. Per fortuna, non tutti ignorano questo grillo parlante finché non è troppo tardi.

Ma… c’è sempre un ma! – la voce che ci frena (quella che col tempo ho cominciato a chiamare “Il Mio Consigliere Stronzo”), non si rivelava solo distruttiva bensì, allo stesso tempo, incredibilmente convincente. I suoi consigli mi avevano trasformata in una masochista mentale e, anche se cominciavo a rendermi conto di stare autodistruggendomi, trovavo comunque così… piacevole darle ascolto. Era familiare.

Sai di che cosa sto parlando, vero?

Il fumo… Ho provato molte volte a smettere di fumare. Il mio Consigliere Stronzo, ogni volta, era lì a cercare di dimostrarmi che non dovevo. Mi presentava dei motivi davvero fantastici per convincermi che, se fumare mi piaceva così tanto, non aveva senso smettere! Ogni tanto, quando mi impuntavo, optava per un compromesso del tipo: Ok, fuma un po’ di meno allora, o compra una sigaretta elettronica… ma non smettere del tutto: ti piace così tanto!

Addirittura, col tempo, mi ha convinto che la sigaretta fosse la mia migliore amica.

Ricordo bene quando ho deciso di smettere di fumare, perché stavo con un ragazzo che non fumava. Non ho smesso per me stessa ma l’ho fatto per lui, perché non ne sopportava l’odore. La storia purtroppo è finita e io sono andata in vacanza a Rodi, da sola. Lì ho incontrato una ragazza, con la quale sono ancora in contatto e, già che lei fumava, ho ceduto anch’io alla seduzione di una sigaretta.

Ok, puoi dire:

Va bene, venivi fuori da una storia lunga, avevi bisogno di resettarti!

No! Proprio grazie a questo ragionamento ho iniziato di nuovo. E sai da quanto avevo smesso? 5 anni! È bastata una frase del mio Consigliere Stronzo, un amico fidato che, per tutto quel tempo, non mi aveva lasciato un attimo. È bastata questa suggestione: Ok, dopo tutte le tensioni delle ultime settimane, una sigaretta ora te la meriti!

Che cosa è accaduto esattamente? La mia amica e io siamo scese insieme in spiaggia e abbiamo cominciato a chiacchierare del più e del meno, finché, inevitabilmente, la conversazione è caduta sull’argomento “uomini”. Dopo una attenta analisi (cioè dopo i soliti pettegolezzi da cuore infranto) siamo giunti alla conclusione che gli uomini sono “così e così”. Nella mia testa ho iniziato a sentire una voce, come la voce, appunto, di un vecchio amico, che mi sussurrava:

Dai… sei sulla spiaggia, stai sorseggiando un ottimo cocktail… ti trovi bene con questa ragazza, anche perché condividete molte cose… delusioni amorose… lei ti capisce… Guarda… lei fuma una sigarettina… si rilassa meglio di quanto non sappia fare tu… ricorda che ora non stai più con lui… e non devi più sacrificarti per lui… ora puoi finalmente ricominciare a fare ciò che ti è sempre piaciuto un sacco… con calma, prendine una… sì… solo una sigaretta, che in questa meravigliosa atmosfera ci sta proprio alla grande! Tanto puoi smettere quando vuoi, ormai… ci sei riuscita una volta… Prenditi una vacanza anche dalle virtù: fuma qui, su questa splendida spiaggia, e quando le ferie saranno finite, quando tornerai a casa… ricomincerai a pensare alla tua salute… Cosa può farti qualche sigaretta?!

È stato quello il momento in cui ho cominciato a cedere alla seduzione di quell’idea. Forse è successo tra il secondo e il terzo sorso di quell’ottimo cocktail, ma non importa. Ciò che conta è che ho bruciato, con una sola sigaretta, i miei cinque anni di stoica resistenza al fumo. E ti dico di più: non mi era nemmeno dispiaciuto! Anche perché credevo di avere il controllo, di avere deciso che, tornata a casa, non avrei più fumato! Quindi mi ero ben giustificata e il mio Consigliere Stronzo poteva fare già i salti di gioia!

Indovina che cosa è successo dopo che la vacanza è finita e io sono tornata a casa? Secondo te l’incontro con quella sigaretta si è rivelato essere una specie di “avventura estiva” o si è trasformato in un vero e proprio ritorno di fiamma?

Bravissima, hai indovinato! L’amore per la sigaretta era esploso nuovamente in tutta la sua travolgente passione.

Per le due settimane successive ho avuto a che fare con un’altra voce… quella stessa voce che avrei rincontrato in ospedale sette anni dopo… Lo Sherlock Holmes interiore. Le domande che non vorresti ascoltare, perché ti fanno sentire una merdina, perché ti fanno vedere quanto sei debole e che c’è qualcosa… cazzo, che hai qualcosa dentro che è più forte di te! Durante le due settimane successive ho fumato ancora… ma di meno, perché fortunatamente ero risoluta a non comprare sigarette visto che riuscivo a scroccarne quante ne volevo. “Vivevo come un avvoltoio”, per usare un’espressione molto diffusa in Polonia, cioè mi appollaiavo sulle spalle degli altri: Mi offri una sigaretta per favore… sai, io non fumo, ma…

Dopo quindici giorni non ci credeva più nessuno, alla storiella che non fumavo, e ho iniziato così a vergognarmi di elemosinare le sigarette altrui. Proprio nel momento in cui acquistavo il mio primo pacchetto dopo la pausa di cinque anni, la voce “salvavita”, la rompiscatole, il Grillo Parlante che aveva provato a ricordarmi perché avevo deciso di chiudere col fumo… è sparito nel silenzio… Non ti dico che festeggiamenti, a casa del mio Consigliere Stronzo: con le sue pacche virtuali sulle spalle mi sentivo decisa e forte, fiera di aver preso la decisone giusta, stavo decisamente bene. Nessun mormorio di disappunto dentro di me anche se, ora lo so, la mia parte saggia mi guardava nel silenzio, dritta negli occhi, incapace di dire più nulla.

Il suo sguardo è quello del cane che hai picchiato anche se lui, alla fine, voleva soltanto starti vicino, leccarti le mani e salutarti con affetto, mentre tu ti preoccupavi solo del fatto che così facendo ti ha sporcato i pantaloni. È un cane che ti guarda, confuso, sicuro solo del fatto che ti vuole un sacco di bene, ma senza la più pallida idea del perché tu lo abbia messo in punizione.

A un certo punto, però, mi sono resa conto che i consigli dello Stronzo mi avrebbero uccisa, prima o poi. Quella presa di coscienza mi spinse ad agire ma, ancora una volta, sbagliai tutto. Pensavo che l’unico modo per tenerlo sotto controllo fosse chiuderlo in una cantina piccola e buia. Mai errore fu più grande! Tenere il Consigliere di merda in un posto di merda… non faceva che aumentare la merda che mi spalava addosso. La tensione cresceva rapidamente. Non appena dimenticavo la sua presenza, lui immediatamente sfondava la porta e usciva con tutta l’ira che teneva in sé. Ero convinta di dover dimostrare a me stessa il mio valore e la mia forza, volevo assicurarmi di essere in gamba anche senza i suoi consigli: ecco perché lo combattevo con così tanto impegno. Ma non funzionava. Anzi, avevo peggiorato le cose.

Ci volle un bel po’ prima che cominciassi a farmi un’idea più precisa della natura di quanto mi stava succedendo.

La ricerca non è stata per niente facile. La strada da percorrere era lunga ma alla fine… ci sono arrivata. E ti dico di più… ne è valsa la pena al mille per cento! È valsa la pena sperimentare ogni sconfitta come ogni vittoria, perché i miei muscoli, quelli che hanno portato la pietra sempre più su, ogni volta che arrivavo sulla cima della montagna diventavano più forti. Alla fine ho raggiunto il mio obiettivo. Per un po’ ho pensato che la fatica non sarebbe finita mai. Mi sentivo una specie di Sisifo, il Titano condannato per l’eternità a spingere un pesante masso su per un dirupo infinite volte… D’un tratto, però, ecco: ce l’avevo fatta!

Con Amore,

Daga

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Daga & Diego
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